Mediazione in caso di risarcimento danni per diffamazione a mezzo stampa o con altro mezzo di pubblicità

Anche per i reati di ingiuria, calunnia e diffamazione adesso bisogna per Legge rivolgersi ad un organismo di mediazione prima di procedere con una causa giudiziale.
Questo tipo di controversie è tra i più diffusi perché nel quotidiano di ognuno di noi può capitare di essere ingiustamente offesi sul luogo di lavoro, al semaforo da un automobilista arrabbiato o da un vicino di casa con la lingua un pò lunga.

Ma che cos'è la diffamazione?

Il reato di diffamazione è descritto nel Codice Penale (art. 595), dove si specifica che:
Chi offende la reputazione altrui comunicando con più persone è colpevole di diffamazione e può essere punito con una multa o con la reclusione.

Perché è così difficile configurare il reato di diffamazione a mezzo stampa?

La configurabilità del reato di diffamazione a mezzo stampa deve tenere conto anche delle norme sull'informazione e sulla libertà di espressione.

L'art. 21 della Carta Costituzionale tutela la libertà di espressione del pensiero esercitata attraverso la parola, lo scritto e con ogni altro mezzo di diffusione.

Per non essere colpevoli di diffamazione a mezzo stampa, è necessario che i fatti narrati siano:

  • Veri, cioè non inventati dal giornalista o da chi espone il fatto
  • Pertinenti, ovvero rivestono un interesse oggettivo per l'opinione pubblica
  • Continenti, ovvero riportati in modo corretto


Fino a qualche anno fa, la disciplina del delitto di diffamazione a mezzo stampa risultava abbastanza esaustiva ma oggi, con lo sviluppo di altri mezzi di comunicazione non ancora disciplinati, le controversie in questa materia sono sempre particolarmente spinose.

Per questo gli organismi di mediazione possono essere di grande aiuto: grazie ad un mediatore professionista, le due parti possono ricevere tutta l'attenzione necessaria (che certamente un giudice in tribunale non avrebbe il tempo di dedicare) e risolvere in breve tempo la questione.

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Pillole di Diritto

Codice penale | Libro II | Titolo XII | Capo II: DEI DELITTI CONTRO L’ONORE
Art. 594 Ingiuria - Chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente e’ punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro cinquecento. Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa. La pena e’ della reclusione fino a un anno o della multa fino a euro mille, se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato. Le pene sono aumentate qualora l’offesa sia commessa in presenza di piu’ persone.
Art. 595 Diffamazione - Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con piu’ persone, offende l’altrui reputazione, e’ punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032(lire due milioni). Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena e’ della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065 (lire quattro milioni). Se l’offesa e’ recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicita’, ovvero in atto pubblico, la pena e’ della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516 (lire un milione). Se l’offesa e’ recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorita’ costituita in collegio, le pene sono aumentate.
Art. 596 Esclusione della prova liberatoria - Il colpevole dei delitti preveduti dai due articoli precedenti non e’ ammesso a provare, a sua discolpa, la verita’ o la notorieta’ del fatto attribuito alla persona offesa. Tuttavia, quando l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la persona offesa e l’offensore possono, d’accordo prima che sia pronunciata sentenza irrevocabile, deferire ad un giuri’ d’onore il giudizio sulla verita’ del fatto medesimo. Quando l’offesa consiste nella attribuzione di un fatto determinato, la prova della verita’ del fatto medesimo e’ pero’ sempre ammessa nel procedimento penale: 1) se la persona offesa e’ un pubblico ufficiale ed il fatto ad esso attribuito si riferisce all’esercizio delle sue funzioni; 2) se per il fatto attribuito alla persona offesa e’ tuttora aperto o si inizia contro di essa un procedimento penale; 3) se il querelante domanda formalmente che il giudizio si estenda ad accertare la verita’ o la falsita’ del fatto ad esso attribuito. Se la verita’ del fatto e’ provata o se per esso la persona, a cui il fatto e’ attribuito e’, per esso condannata dopo l’attribuzione del fatto medesimo, l’autore della imputazione non e’ punibile, salvo che i modi usati non rendano per se’ stessi applicabili le disposizioni dell’articolo 594, comma primo, ovvero dell’articolo 595 comma primo (1). (1) Articolo cosi’ modificato dal D.Lgs.Lgt. 14 novembre 1944, n. 288. Art. 596 bis Diffamazione col mezzo della stampa Se il delitto di diffamazione e’ commesso col mezzo della stampa le disposizioni dell’articolo precedente si applicano anche al direttore o vice-direttore responsabile, all’editore e allo stampatore, per i reati preveduti negli articoli 57, 57 bis e 58 (1). (1) Articolo aggiunto dalla L. 4 marzo 1958, n. 595.
Art. 597 Querela della persona offesa ed estinzione del reato - I delitti preveduti dagli articoli 594 e 595 sono punibili a querela della persona offesa. Se la persona offesa e l’offensore hanno esercitato la facolta’ indicata nel capoverso dell’articolo precedente, la querela si considera tacitamente rinunciata o rimessa. Se la persona offesa muore prima che sia decorso il termine per proporre la querela, o se si tratta di offesa alla memoria del defunto, possono proporre querela i prossimi congiunti, l’adottante e l’adottato. In tali casi, e altresi’ in quello in cui la persona offesa muoia dopo aver proposta la querela, la facolta’ indicata nel capoverso dell’articolo precedente, spetta ai prossimi congiunti, all’adottante e all’adottato.
Art. 598 Offese in scritti e discorsi pronunciati dinnanzi alle Autorita’ giudiziarie o amministrative - Non sono punibili le offese contenute negli scritti presentati o nei discorsi pronunciati dalle parti o dai loro patrocinatori nei procedimenti dinnanzi all’Autorita’ giudiziaria, ovvero dinnanzi a un’autorita’ amministrativa, quando le offese concernono l’oggetto della causa o del ricorso amministrativo. Il giudice, pronunciando nella causa, puo’, oltre ai provvedimenti disciplinari, ordinare la soppressione o la cancellazione, in tutto o in parte, delle scritture offensive, e assegnare alla persona offesa una somma a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale. Qualora si tratti di scritture per le quali la soppressione o cancellazione non possa eseguirsi, e’ fatta sulle medesime annotazione della sentenza. Art. 599 Ritorsione e provocazione Nei casi preveduti dall’articolo 594, se le offese sono reciproche, il giudice puo’ dichiarare non punibili uno o entrambi gli offensori. Non e’ punibile chi ha commesso alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 594 e 595 nello stato d’ira determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso. La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche all’offensore che non abbia proposto querela per le offese ricevute.